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Il futuro della Memoria: la trasmissione del patrimonio culturale nell'era digitale

La Società dell’Informazione assegna alla tecnologia un ruolo determinante per la nostra identità collettiva: fornire gli strumenti e le soluzioni per salvaguardare il nostro patrimonio culturale. Il processo di digitalizzazione della conoscenza ha già interamente coinvolto la moderna industria dell’informazione e della cultura, mentre procede ormai a ritmo incalzante anche la riconduzione al formato elettronico della produzione culturale del passato, dai testi a tutte le forme artistiche sonore e visive.

La conservazione della “memoria digitale” si presenta tuttavia questione estremamente complessa e problematica per una serie di ragioni strettamente dipendenti tra di loro: incide profondamente sui processi che regolano le modalità di diffusione del sapere; trasforma il ruolo dei tradizionali soggetti “produttori di memoria” e crea spazi per nuovi attori; non ultimo, si accompagna all’esigenza di sviluppare nuove tecniche di ricerca che cerchino di garantire la possibilità nel tempo di recuperare e accedere in modo efficiente e diffuso alle informazioni.

Basti pensare alla funzione di biblioteche, archivi, istituti di cultura, ma anche di Enti pubblici e imprese, che quali garanti della memoria collettiva contribuiscono alla produzione e alla creazione di nuova conoscenza, ad esempio nell’elaborazione di aiuti per la ricerca on line e approfondimenti ipertestuali con altri testi elettronici; ovvero nella conservazione della struttura del codice, che permette di ricostruire nel tempo il ragionamento di classificazione e di restituire un’informazione intelligibile e reperibile e non solo custodita; o, infine, nella predisposizione di strumenti quali il protocollo informatico e di gestione dei flussi documentali, cui è legato il concetto stesso di “documento informatico”.

D’altra parte, non si tratta solamente di tradurre in ambiente digitale documenti nati su supporto fisico, ma anche di archiviare quanto, in modo ancora più volatile, viene diffuso in Rete. Internet ha favorito al tempo stesso la creazione, la conservazione e la manipolazione di archivi personali nonché lo sviluppo di approcci più autonomi all’indagine tecnologicamente assistita, poiché l’archiviazione non è più affidata alle istituzioni pubbliche, come tradizionalmente avviene per i documenti cartacei, ma sempre più spesso delegata a soggetti privati (siano questi gli stessi produttori o soggetti terzi).

Questioni cui se ne intrecciano altre, quali quella dell’identità, dell’autenticità e dell’autorevolezza degli “oggetti digitali”, che per la loro stessa natura possono essere in qualunque momento manipolati senza che se ne conservi un’adeguata traccia storica.

Del resto, paradossalmente, l’uso di processi e strumenti informatici, aumenta anche la labilità dell’informazione, rischiando di diventare fonte di pericolo per tutto ciò che cerchiamo di custodire: la durevolezza dei documenti digitali è messa in forse a causa dell’instabilità dell’hardware, della fragilità del software e dei supporti sui quali i dati vengono salvati, rischiando di compromettere la trasmissione fedele dei documenti ovvero di impedirne del tutto la consultazione.

Su questi temi di grande interesse collettivo il Comitato Tecnico Scientifico del CSI-Piemonte invita a discutere rappresentanti internazionali del mondo accademico, istituzionale e politico, per promuovere un confronto in termini di azioni, metodi, modelli organizzativi, standard e best practices di queste nuove forme di conservazione, ma anche per trarne suggerimenti strategici per il grande patrimonio di conoscenze e di informazioni che gestisce.



                                                                                            Agata Spaziante

                                                                                                Presidente
                                                                                  del Comitato Tecnico Scientifico