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“Tracce di identità collettiva: le civiltà e la loro memoria digitale”

Le opportunità offerte dall’impiego dell’informatica nei processi di archiviazione digitale vanno valutate in rapporto al problema dell’obsolescenza tecnologica: l’instabilità dell’hardware e la fragilità del software rischiano di compromettere infatti la trasmissione fedele dei documenti ovvero di impedirne del tutto la consultazione.
Diverse le soluzioni adottate finora: la conservazione delle tecnologie nel loro ambiente nativo (mantenendo macchine e applicativi originari insieme al loro sistema operativo); la creazione di nuovo software che simula le proprietà di quello originario (emulazione e creazione di “macchine virtuali”); la migrazione del software verso nuovi formati ... Quali i limiti e le potenzialità di ciascuna a garanzia dell’intelligibilità nel medio-lungo periodo?

Al tema della salvaguardia delle informazioni si affianca la più generale riflessione sulla conservazione del patrimonio e della cultura. L’impiego delle tecnologie digitali (multimedialità, software in 3D, riproduzione delle fasi di restauro di un’opera…) si concretizza in nuovi “oggetti” per la costruzione, trasmissione e interpretazione dell’identità collettiva (manufatti, opere, architetture, linguaggi, idiomi, mappe genetiche…): in che modo emerge la peculiarità della mediazione operata dalle nuove tecnologie? E quali problematiche specifiche comporta la trasmissione culturale nella società contemporanea?

 

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