L'uomo nel tempo si è sempre confrontato con l'esigenza di pensare e rappresentare lo spazio. Ripercorrere la storia delle idee di spazio e delle immagini che le hanno espresse, simboleggiate e interpretate comporta analizzare i significati che si sono aggiunti al suo uso originario, quello che indica l'intervallo o la distanza fra due luoghi diversi o tra due corpi materiali o il volume occupato da un oggetto. Sono emersi così nel corso dei secoli, e in particolare in ambiti disciplinari privilegiati, alcuni interrogativi fondamentali. In che modo è definito il concetto di spazio? Come ne è indagata la vera natura? E come ne è espressa la struttura? In che modo l'organizzazione e l'uso dello spazio vengono condizionati dalle percezioni, dalle relazioni sociali e culturali? Come si forma nell'uomo la conoscenza della dimensione spaziale? E in che modo intervengono fattori innati e acquisiti nel modificare le percezioni e le sensazioni visuali? Le radicali trasformazioni del XX secolo interessano tutti questi temi, modificando il ruolo delle rappresentazioni per le tante discipline che ne fanno uso, a partire dalla geografia. Ad essa compete, infatti, nella percezione dello spazio contemporaneo, la ri-definizione della natura dei vecchi modelli di descrizione: la mappa, il paesaggio, il soggetto, il luogo, la città.