Il tempo può essere definito come una “successione di istanti in cui si svolgono gli eventi” ma una descrizione così concisa mal si concilia con la nostra comune sensazione che l’orologio sia molto di più che una grande invenzione della civiltà moderna.
“Non ho tempo”, “devo risparmiare tempo”, “sono in ritardo”, “il tempo è scaduto”: frasi che ritornano nel nostro lessico e ci rapportano in modo ansioso con la sensazione che questo bene prezioso e non recuperabile ci sfugga drammaticamente.
Il Comitato Tecnico Scientifico del CSI-Piemonte sollecita nel suo quinto convegno interdisciplinare una riflessione su questa dimensione fondamentale del rapporto con noi stessi e con il mondo, che caratterizza le civiltà e le culture, condiziona la nostra vita quotidiana e le nostre attività ed è componente essenziale di molte espressioni dell’arte e della creatività (dalla musica al cinema, dal teatro alla letteratura).
Durante le tre sessioni di lavoro esperti delle diverse discipline, muovendosi attraverso i paradigmi delle scienze, delle arti e delle tecnologie, esporranno i molti punti di vista con cui percepiamo l’esistenza di una dimensione temporale in tutto ciò che facciamo e in tutto ciò che ci circonda e racconteranno come l’umanità nei secoli si sia sempre confrontata con la necessità di misurare e governare il tempo.
La fisica e la matematica hanno ideato strumenti sempre più precisi per suddividerlo: le misurazioni dei fenomeni astronomici che regolano il giorno e la notte, le stagioni, i cicli della natura sono stati i prodromi del progresso tecnologico. L’orologio prima e più delle macchine è stato lo strumento basilare dell’era industriale; la clessidra del 1400 a.C. e l’orologio ad acqua del III secolo a.C. sono tra i più antichi strumenti di supporto all’attività dell’uomo. E tuttora sviluppi avveniristici delle tecnologie approfondiscono i modi in cui è possibile applicare le innovazioni in tanti campi del sapere (biologia, neurologia, geologia, informatica, meccanica, etc.), sia con l’ideazione di strumenti sempre più precisi (con l’uso del diapason, delle elevate frequenze della radiazione elettromagnetica, degli impulsi radio delle stelle pulsar), sia con la scoperta di quelle basi biologiche scritte nei nostri geni che spiegano la capacità degli organismi viventi di regolare i propri cicli di vita in armonia con l’alternarsi dei fenomeni astronomici.
Le scienze umane hanno indagato la natura attraverso il processo di costruzione sociale e culturale del tempo evidenziando come la conquista di questa dimensione, la ricerca interiore e soggettiva di un rapporto sereno con essa sia stata e sia difficile: l’uomo è l’unico essere vivente che tramite la memoria ha la percezione del tempo e, con essa, l’associazione all’idea dello scorrere della vita verso la morte. La consapevolezza dell’importanza di un idoneo uso del tempo è una manifestazione di questo complesso percorso individuale e collettivo. Il carattere, le reazioni, i comportamenti individuali trovano nel rapporto con il tempo una delle forme più tipiche di espressione della personalità e delle sue devianze (gli stati di ansia, le nevrosi, le emotività anomale), ma anche forme simboliche ed archetipi della memoria collettiva, come sosteneva, tra gli altri, Sigmund Freud.
Molti comportamenti collettivi ruotano attorno all’uso del tempo: come viene percepito nella nostra cultura e con quali conseguenze sulle organizzazioni sociali ed economiche? Come si sono modificati i ritmi della vita quotidiana e con quali conseguenze sulla progettazione dei moderni spazi urbani?
In una società in cui la rete permette di distribuire la produzione a livello globale e sulle 24 ore, ha ancora senso una concezione della produttività ancorata alla presenza prestabilita sul luogo di lavoro? In che misura i cambiamenti nei sistemi di produzione corrispondono a variazioni delle relazioni spazio-temporali e dell’organizzazione sociale? Saranno discussi alcuni tentativi per ottimizzare l’uso del tempo, dal miglioramento della mobilità all’istituzione di “banche del tempo” che consentono di scambiare, accumulare, ridistribuire ore di lavoro e di riposo, di svago e di istruzione.
Le nuove tecnologie informatiche rendono possibili esperienze temporali impensabili nei sistemi sociali precedenti: la comunicazione simultanea anche a grandi distanze, l’abbattimento dei tempi di spostamento tra luoghi lontani. Ma la necessità di rispettare gli orari, di utilizzare al meglio ogni istante, l’incapacità di sopportare l’intervallo tra un evento e l’altro, i momenti “vuoti”, in cui non accade nulla, quali ripercussioni hanno sull’individuo?
Di fronte allo sgomento suscitato dall’impossibilità di resistere allo scorrere dell’esistenza, i popoli di tutte le epoche hanno cercato nell’arte il proprio riscatto. Quali ripercussioni sta avendo e avrà sulla creazione artistica lo sviluppo dei nuovi media e delle tecnologie informatiche che permettono di sperimentare un tempo non più sequenziale?
Pur nella consapevolezza del carattere sfuggente di queste tematiche, si cercherà di trarre dagli spunti offerti alcune risposte a quesiti generali, con un invito a riprendere contatto con la “dimensione tempo” che ci assicura il contatto con l’evoluzione dell’uomo e della società.