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“Il tempo della vita”

La misura del tempo è standardizzata e riconosciuta ormai dalla maggior parte delle civiltà del mondo, la questione più importante è quella della sua regolazione: chi è il “signore del tempo” oggi?
Al tempo del lavoro nelle comunità rurali, scandito dal succedersi delle stagioni, dalle variazioni meteorologiche, a quello uniforme delle catene di montaggio della produzione massificata nato con la rivoluzione industriale, si sostituisce oggi un tempo più flessibile, personale. Come può l’uomo riappropriarsi del “proprio” tempo se la puntualità e il rispetto di orari condivisi sono ancora imperativi categorici e gli strumenti segnatempo sono diventati onnipresenti nelle attività della giornata?

Scarso e prezioso, il tempo è ormai variabile fondamentale nei sistemi economici ed entra nei processi produttivi al pari di altre risorse, diventando l’oggetto stesso del business nel caso di alcuni media (televisione, radio …).
Ma in una società in cui la rete permette di distribuire la produzione a livello globale e sulle 24 ore, ha ancora senso una concezione della produttività ancorata alla presenza prestabilita sul luogo di lavoro? In che misura i cambiamenti nei sistemi di produzione corrispondono a variazioni delle relazioni spazio-temporali e dell’organizzazione sociale

La progettazione di luoghi e tempi diversi per il lavoro, ancora oggi cardine attorno cui ruotano i diversi ritmi di tutte le attività, il diffondersi del telelavoro, la valutazione dell’efficienza in base al raggiungimento degli obiettivi e non più alla presenza fisica, porteranno alla progressiva desincronizzazione dei tempi della città, dove è più evidente la simultaneità di ritmi diversi e l’incontro – scontro tra tempi pubblici e privati?
Quali i cambiamenti nel “tempo libero”, indicatore sempre più rilevante del grado di benessere e di qualità della vita? 
Nella nostra società è valorizzata la velocità, le nuove tecnologie informatiche rendono possibili esperienze temporali impensabili nei sistemi sociali precedenti: la comunicazione simultanea anche a grandi distanze, l’abbattimento dei tempi di spostamento tra luoghi lontani.
Ma la necessità di rispettare gli orari, di utilizzare al meglio ogni istante, l’incapacità di sopportare l’intervallo tra un evento e l’altro, i momenti “vuoti”, in cui non accade nulla, quali ripercussioni hanno sull’individuo?

La consapevolezza della fugacità dell’esistenza e dell’inevitabilità della morte, alimentano il sogno di vincere il tempo: quali i risvolti etici e morali connessi ai progressi nel campo della medicina che hanno reso possibile l’allungamento della vita e il procrastinarsi della vecchiaia?

 

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