La crisi finanziaria ha mostrato alcuni momenti di incertezza non governabile in cui una pluralità di soggetti, dai Governi alle banche centrali, hanno agito senza riuscire a porre in atto un sistema coerente e concordato di misure razionali. Il controllo è stato riacquisito solo a prezzo di decisioni socialmente molto costose e non vi è certezza che nei prossimi due anni si tornerà ad una sia pur moderata crescita con bassa inflazione in Europa e negli USA.
Fino al culmine della bolla speculativa, non vi è stata consapevolezza che il sistema finanziario si trovava su una traiettoria insostenibile né fra i professionisti, né fra gli accademici, con rare inascoltate eccezioni. Vi sono due elementi di rilievo per comprendere questa dinamica dell'incertezza: da un lato la non predicibilità di alcuni elementi chiave del meccanismo di decisione collettiva a causa delle insufficienti informazioni che ci vengono "dal futuro" attraverso le aspettative; d'altro lato il fatto che la psicologia degli operatori economici e dei traders li spinge a comportamenti non pienamente razionali, che solo recentemente sono stati scoperti e posti in rilievo dalla behavioral finance ma ai quali non è stato trovato (ancora) rimedio. Le basi di entrambi questi elementi, scarsa predicibilità e deviazione dalla razionalità, sono essenzialmente legate alla natura dei processi cognitivi e delle norme sociali.